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di Alfonso Pecoraro Scanio L'agricoltura multifunzionale infatti non è quella subordinazione del primario all'industria su cui molti hanno scommesso in passato, bensì un'evoluzione del settore primario verso una capacità di offrire nuovi prodotti sempre legati alla terra, ma con una più forte coscienza delle grandi opportunità e delle nuove richieste del mercato. Oggi, diversamente che in passato, la società non chiede all'agricoltura solo cibo al più basso costo possibile, ma sicurezza e diversità dell'offerta, tutela del territorio e del paesaggio, salvaguardia di un patrimonio storico e culturale legato al cibo e anche occasioni per il tempo libero e il turismo. Il boom dei prodotti biologici e tipici, del turismo enogastronomico, dell'agriturismo e della stessa bioarchitettura, il rilancio dei biocarburanti e delle biomasse, il ritorno alle fibre naturali, il successo dell'erboristeria e della cosmesi naturale sono tutti segni evidenti di questo primario avanzato. Oggi è la new agriculture che può dare le risposte più efficaci alla grande opera di restauro del territorio italiano dal dissesto idrogeologico e le nuove imprese agroambientali, verso cui si orientano anche le realtà più evolute dello stesso mondo delle costruzioni, possono rispondere meglio del cemento alle esigenze di manutenzione del territorio. Anche le produzioni su larga scala (le large commodities) possono fare un percorso di qualità. Basti pensare alla grande richiesta di proteine vegetali ogm-free (senza transgenico), sia per le produzioni a uso umano che per l'allevamento, che sono oggi richieste persino dalle multinazionali alimentari statunitensi.
È una sfida difficile, ma interessante. Il Parlamento (maggioranza e opposizione) e il Governo hanno il dovere di fornire a questa nuova agricoltura che fa impresa, garantendo i redditi agli agricoltori e tutelando consumatori e territorio, una riforma che dia strumenti legislativi avanzati a un primario avanzato. La legislazione agricola è ormai vecchia di 50 anni, quella di boschi e foreste risale addirittura al 1923. Come spesso avviene, la società sta evolvendo più rapidamente della politica e della legislazione, ma il Parlamento ha la grande opportunità di terminare la XIII legislatura dando all'agricoltura italiana e ai consumatori una riforma attesa da anni. Spero davvero che non sia un'occasione perduta. |