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La difesa delle colture dai danni provocati della grandine è classicamente
distinta in difesa attiva e difesa passiva; la prima sottintende le azioni
attuate al fine di evitare il danno mentre la seconda invece si propone
semplicemente di salvaguardare il reddito del produttore. Nel primo caso
è sufficiente citare l'esempio delle reti antigrandine a protezione
delle colture, mentre nel secondo rientrano gli accantonamenti annuali
per la costituzione di un fondo integrativo che il singolo produttore
autocostituisce per far fronte agli eventuali danni che potrebbero verificarsi,
oppure la stipulazione di una polizza assicurativa.
Ma la moderna frutticoltura si trova necessariamente alla ricerca di
elevati standard qualitativi per mercati sempre più attenti ed
esigenti sotto tutti i punti di vista non ultima la richiesta di un prodotto
che offra sempre la medesima quantità e qualità.
E' questa una delle tante ragioni che portano a considerare con favore
la protezione antigrandine a mezzo reti nella frutticoltura specializzata.
Come da tempo noto l'impianto di protezione antigrandine altro non è
che una tenso-struttura, per molti aspetti simile ad un impianto di sostegno
del frutteto, idonea a permettere il tensionamento delle reti che a sua
volta dovranno sopportare e resistere alle sollecitazioni di notevoli
carichi quali la grandine ed il vento.
Caratteristica fondamentale di un razionale impianto antigrandine è
l'installazione delle reti a tettuccio con una pendenza minima del 65
- 70 % in grado di assicurare l'immediato sgrondo della grandine, e quindi
lo scarico del peso dalla struttura, attraverso il punto di congiunzione
di due teli.
Ma l'evoluzione delle metodiche e delle tecniche agronomiche che la frutticoltura
d'avanguardia va ricercando, hanno recentemente interessato l'intero comparto
dell'impiantistica. Le elevate densità d'impianto, per il raggiungimento
immediato della piena produzione delle piante di taglia bassa innestate
su portainnesti deboli; hanno resa necessaria l'introduzione di particolari
sistemi di sostegno delle piante. Questi devono rispondere a caratteristiche
di semplicità, funzionalità, robustezza e minimo intralcio
alle operazioni colturali. E' dalla creazione dei nuovi tutori per i frutteti
ad elevate densità ( 3.000 - 6,000 piante per ha. ) che nasce un
nuovo sistema di protezione antigrandine del tutto innovativo rispetto
alle soluzioni classiche.
La protezione antigrandine deve, in questi nuovi casi, essere considerata
come un " modulo" applicabile singolarmente su ogni filare e,
non più un corpo unico per l'intero appezzamento. Vengono così
a mancare gli ingombranti ancoraggi laterali affidando la resistenza della
struttura al corretto dimensionamento dei materiali pali e pergole-capriate
) ed agli ancoraggi di testata ed eventuali rompitratta. Per questo tipo
di realizzazione è comunque indispensabile che l'altezza massima
delle piante non superi i mt.2,20. La rete viene montata a " capannuccia
" ( pendenza 65% circa ) su ogni singolo filare utilizzando i pali
di sostegno del frutteto adeguatamente attrezzati con capriate in tubolare
zincato ed opportunamente dimensionate.
Queste capriate servono al duplice scopo del sostegno delle piante e del
sostegno della rete che arriva ad " abbracciare " la pianta
quasi per intero e cioè fino a circa 100 cm. da terra in modo da
assicurare una totale protezione dalla grandine anche alla parte basale
degli alberi che in queste nuove forme di allevamento sono molto produttive.
L'impianto antigrandine " modulare ",che consente il normale
passaggio di macchine operatrici per frutteto, affida la resistenza alla
qualità ed alle caratteristiche dei pali che devono sopportare
tutto il carico delle calamità (grandine e vento) senza l'ausilio
di fili laterali e trasversali. Sono in particolar modo importanti, oltre
alla sezione, la profondità d'interramento e la distanza sulla
fila (variabile da 5,00 a 8,00 mt. ).
Le realizzazioni già collaudate hanno dimostrato ottima efficienza
antigrandine. Inoltre oò minimo intralcio alle operazioni colturali
e la praticità nella gestione delle reti (chiusura invernale delle
reti per il rischio di, seppur lievi, nevicate, spesso effettuata combinatamente
alla raccolta, e loro riapertura primaverile ) permette di operare da
terra. Tenuto conto infine del costo che la struttura degli impianti superfitti
in ogni caso richiede, il costo complessivo della protezione risulta notevolmente
ridotto rispetto ad un impianto di protezione antigrandine classico.
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