La blue tongue è una malattia virale degli ovini che si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, in particolar modo in Sardegna. E' una patologia virale non contagiosa caratterizzata da infiammazione dell'apparato respiratorio e digerente ed è trasmessa da artropodi ematofagi alati. E' un virus appartenente alla famiglia Reoviridae costituita da circa 90 virus che causano patologie di interesse veterinario. La resistenza all'essiccamento e alle alte temperature dell'agente patogeno è piuttosto elevata e la presenza di numerosi sierotipi dello stesso virus determina un'alta frequenza di ricombinazione per cui, se un animale si infetta con due o più sierotipi diversi, ben presto si potrà ritrovare nello stesso individuo un virus completamente diverso da quelli di partenza. La ricombinazione avviene anche all'interno delle zanzare (appartenenti al genere Culicoides) che rappresentano il vettore della malattia. Tra le specie recettive troviamo, oltre alle già citate pecore (ospiti elettivi), caprini, bovini ed altri artiodattili selvatici (antilopi e gazzelle in Africa). Questi ospiti possono fungere anche da serbatoio in quanto, fatta eccezione per gli ovini, la malattia può decorrere asintomatica e quindi non osservabile. Tali animali restano comunque infettanti tanto che, se una zanzara dovesse pungere un soggetto infetto, potrebbe ritrasmettere la malattia ad un soggetto sano e quindi perpetuare il ciclo. Patogenesi: il virus penetra e si replica inizialmente a livello dei linfonodi regionali, si propaga per via linfo-ematogena agli altri linfonodi e di qui alle cellule del sistema reticolo-endoteliale. A livello di milza e linfonodi è possibile trovare la concentrazione massima di particelle virali. Sintomatologia: il periodo di incubazione dura circa una settimana dopodiche si ha un rialzo termico che rappresenta il primo sintomo, seguita da iperemia e gonfiore della mucosa nasale e della bocca e labbra e lingua diventano cianotiche (bluastre).

Dalla bocca fuoriesce saliva schiumosa e compaiono delle erosioni sanguinolente; l'animale smette di alimentarsi e deperisce rapidamente. Inoltre molto di frequente è possibile riscontrare anche zoppia con le estremità degli arti gonfie, dolenti e bluastre. Se la pecora si ammala nella prima fase della gravidanza è possibile che sopraggiunga l'aborto mentre in fase più avanzata si possono verificare delle malformazioni nel feto. La sintomatologia sopra descritta è caratteristica della pecora con mortalità piuttosto alta in funzione della resistenza dell'ospite. Nei bovini e nei caprini invece è quasi sempre asintomatica. Negli ovini tale malattia deve essere distinta dall'afta epizootica, dal vaiolo ovino, dall'ectima e dalla stomatite vescicolare con la quale può essere facilmente confusa. Profilassi: nei paesi indenni è per lo più di tipo igienico-sanitario e prevede il divieto di importazione di specie recettive e loro prodotti da paesi infetti nonché la disinfezione dei mezzi di trasporto provenienti dagli stessi. Gli animali esotici dovrebbero essere messi in quarantena ed in caso di sospetto è necessario l'accertamento diagnostico che, se confermato, prevede l'abbattimento di tutti i capi. Nelle aree dove la malattia è endemica si cerca di eliminare gli insetti vettori senza i quali la malattia non si può propagare (infatti non può passare direttamente da un animale ad un altro). Nelle zone endemiche si attua anche una profilassi di tipo immunizzante (vaccino).
Cristiano Papeschi