Alcuni chiarimenti da parte del Ministero delle Politiche Agricole.

Partendo da una citazione di Bacone "Alla natura si comanda solo ubbidendole",è doveroso affrontare alcune considerazioni in merito alla parola Biologico, entrata a far parte ormai del gergo comune , ma che cela ancora numerosi dubbi.
Il termine "biologico", definisce un prodotto, fresco o trasformato, che è stato ottenuto attraverso pratiche agricole o tecniche di allevamento che non utilizzino prodotti di sintesi chimica e nel pieno rispetto della natura. Il consumatore deve stare attento, poiché esistono in commercio, alcuni prodotti che non rispettano questa regolamentazione e che possono essere fraintesi dal consumatore poco esperto e informato, prodotti che si fregiano del termine "naturale", "bio", "eco-compatibile", "lotta biologica integrata", e così via, non hanno in realtà nulla a che vedere con i prodotti Biologici.
Agricoltura ed allevamenti biologici, sono infatti sottoposti ad un rigoroso sistema di controllo, uniformato sull'intero territorio dell'Unione Europea ai sensi del reg. CE 2092/91 e successivi,, che monitorizza l'intero ciclo (o filiera) di prodotto, dalla preparazione del terreno per la semina, alla vendita. Il sistema è garantito in Italia da 9 organismi di controllo, che devono rispondere a severe norme di indipendenza, imparzialità, efficacia, competenza ed affidabilità. Si tratta di Enti, accreditati presso il Ministero delle Risorse Agricole dell'Unione Europea, controllati da Ministri e Regioni che devono mettere a regime, le aziende che scelgono di entrare nel settore del biologico, e prevede ad ispezionarle (anche a sorpresa)m in tutti i loro ambiti, terreni, stalle, magazzini, carico e scarico dei prodotti, dando direttive, vigilando, prelevando campioni ed analizzandoli, per verificare l'effettiva attuazione delle normative cogenti. Solo seguendo e superando questi accertamenti, i prodotti di una azienda possono essere dichiarati "Biologici". Ed è questa l'esatta dicitura che deve essere presente sull'etichettatura, che deve inoltre indicare, nome per esteso dell'organismo di controllo, estremi dell'autorizzazione ministeriale, sigla IT, quella dell'organismo di controllo, produttore, la lettera T (trasformato) o F (fresco) con il numero di autorizzazione. Questa è la carta d'identità del prodotto biologico, che garantisce al consumatore che almeno il 95% degli ingredienti di origine agricola del prodotto sono "biologici"
Nonostante sia provata la validità di una equilibrata dieta vegetariana la carne riveste per molti consumatori un ruolo fondamentale nell'alimentazione quotidiana. Acquistando carne proveniente da allevamenti biologici, intendiamo un prodotto, ottenuto tramite l'allevamento degli animali, nel rispetto di regole precise, che rispondono in primis ad un fondamentale principio di base: il benessere animale. Negli allevamenti biologici un ruolo importante riveste innanzitutto la scelta della razza, che deve essere possibilmente autoctona, che vuol dire più "rustica" o che meglio si adatta alle condizioni delle diverse zone di produzione. L'animale viene allevamento con una alimentazione appropriata per le sue specifiche esigenze, lasciando spazio ai suoi comportamenti naturali, libero di vivere all'aperto ed in spazi adeguati. Non è accetta nessuna mutilazione, ne somministrazione di sostanze che né alterino la crescita fisiologica, né l'aumento dell'appetito o la produzione, ad esempio, di latte. Non si può alimentarlo forzatamente, i mangimi devono essere composti da ingredienti di origine vegetale e biologica, banditi gli ormoni, antibiotici e cure allopatiche. Le uniche cure consentite sono quelle omeopatiche.
Paola Bertinetti