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La fisiologia delle conifere è diversa da quella delle latifoglie
e di conseguenza saranno diverse anche le tecniche cesorie da applicarsi.
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| Quando la punta di una conifera si spezza,
o viene tagliata, i rami immediatamente sottostanti si incurvano
per sostituirla |
L'intensità di ricaccio di nuovi getti dopo un taglio è
molto modesta e in molti casi risulta nulla.
Inoltre se amputiamo la cima di una conifera il proseguimento della
crescita è garantita da una ramificazione sottostante il taglio,
che si incurva per sostituire l'apice.
Quindi si può affermare che, se già le potature sulle latifoglie
sono da limitare, per le conifere sono da evitare il più
possibile. Esse infatti, avendo minori capacità di reazione, restano
più visibilmente mutilate da interventi cesori errati.
Per quanto riguarda l'impiego di sostanze disinfettanti e cicatrizzanti,
bisogna ricordare che, la quasi totalità delle conifere, dopo il
taglio, produce delle speciali resine con un alto contenuto asettico
ed impermeabilizzante che, rende inutile l'utilizzo di qualsiasi
altro prodotto cicatrizzante.
Per le conifere, il periodo più idoneo per la potatura
è quello tardo invernale, in cui il soggetto è in riposo vegetativo,
evitando le giornate di freddo eccessivo con il rischio di gelate.
Per quanto riguarda la rimonda e la spalcatura di rami secchi non
vi sono limitazioni.
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